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Battaglie Storiche

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La Battaglia di Fano

 

La prossima battaglia che andremo a narrare sarà il grande scontro avvenuto nel 271 d.C. tra l'esercito romano guidato dall'Imperatore Lucio Domizio Aureliano e le orde germaniche dei Marcomanni, svoltosi presso la città di Fano. Come sempre, faremo seguire alla narrazione storica degli eventi, uno scenario per war game ispirato alla battaglia.

Preludio alla battaglia

Correva l'anno 271 d.C. e i Marcomanni, chiamati anche Alamanni o Jutungi, dopo aver infranto il duro trattato di pace impostoli dall'Imperatore Aureliano l'anno precedente, si gettarono nuovamente come lupi contro l'Italia. L'Imperatore l'inseguì e li raggiunse presso Piacenza dove però cadde in un'imboscata dalla quale riuscì a salvarsi a stento. Si temette il crollo dell'Impero, ma Aureliano non si lasciò scoraggiare, radunò tutte le milizie disponibili comprese le Coorti Pretorie che presidiavano la capitale e dalle vie Emilia e Flaminia la morsa cominciò a stringersi sugli invasori che calavano verso Roma razziando e devastando le campagne e tralasciando le città fortificate, in quanto incapaci di lunghi assedi. Raggiunsero Rimini e superarono Pesaro sempre tallonati dalla cavalleria romana, con l'Imperatore che aspettava solo il momento propizio per lo scontro decisivo. L'occasione gli si presentò nella Valle del Metauro nel momento in cui le legioni che inseguivano i barbari, potevano congiungersi con quelle provenienti da Roma attraverso la Flaminia. I Marcomanni si trovarono di fronte l'esercito romano schierato a battaglia e si resero conto che ormai gli era preclusa ogni via di scampo. Le legioni erano schierate, i principali comandanti, con le insegne del loro grado, stavano a cavallo ai lati del trono imperiale sul quale era seduto, con la sua maestosa figura, l'imperatore Aureliano.

La Battaglia

L'Esercito Romano, forte di circa 70.000 uomini, si schierò nella pianura che dalla città di Fano si stende fino al fiume Metauro nei pressi della foce, mentre un consistente numero di reparti di fanti e cavalieri si era attestato a Nord-Ovest, per chiudere ogni via di ritirata ai barbari se avessero cercato di arretrare sulla Flaminia verso Pesaro.

 

 

1)- I reparti di cavalleria si schierarono davanti e ai fianchi della fanteria, loro compito era quello di affrontare la cavalleria dei barbari e cercare di disperderla per poi permettere l'attacco della fanteria contro le truppe appiedate dei barbari. Le legioni di fanteria non erano più schierate nell'antica disposizione su tre file diversamente armate e costituite; esse si suddividevano in uno schieramento di prima linea ed uno di riserva, con un armamento unificato, anche se erano presenti dei reparti di truppe ausiliarie di varia provenienza tra cui numerosi arcieri ed anche dei Germani di stirpe simile ai Marcomanni. Tra la fanteria erano posizionate anche diverse "artiglierie" costituite da baliste e catapulte, usate spesso anche nelle battaglie campali. Anche lo schieramento dei barbari era formidabile, ed in linea di massima assomigliava a quello romano, con la cavalleria posizionata dinanzi alla fanteria e pronta a caricare al primo cenno dei comandanti.

 

 

2) - La battaglia si apre con una furibonda carica della cavalleria marcomanna, accolta subito con una pioggia di frecce e pietre da parte delle artiglierie romane. Va qui ricordato che i colpi delle macchine da guerra romane erano piuttosto deleterie per il morale di questi barbari, avvezzi soprattutto al combattimento ravvicinato e non abituati a queste insidie provenienti da lontano. Dopo aver smorzato in tal modo l'impeto della cavalleria avversaria, i legionari rovesciarono una pioggia di migliaia di giavellotti scagliati da brevissima distanza su uomini e cavalli.

 

 

3)- A questo punto la cavalleria germanica, ormai decimata si ritira facendo spazio alla fanteria che stava sopraggiungendo di corsa; allo stesso tempo cominciava il contrattacco romano, infatti, mentre il centro dopo aver validamente fronteggiato la carica della cavalleria si preparava ad accogliere le sopraggiungenti fanterie marcomanne, le due ali cominciavano a muoversi in avanti convergendo verso il centro per compiere una classica mossa a tenaglia.

 

 

4)- I Marcomanni si resero conto di non riuscire più a rompere le linee dei legionari e cominciarono ad indietreggiare cercando di sganciarsi, ma inseguiti da ogni lato furono poco a poco sopraffatti; ed i capi barbari non riuscirono in alcun modo a risollevare il morale dei propri guerrieri e caddero anch'essi uno ad uno dopo aver combattuto valorosamente.

I pochi superstiti si diressero lungo la Flaminia verso Pesaro che era la loro unica via di fuga verso la patria lontana e, con un ultimo furioso assalto, riuscirono a forzare il blocco posto dal distaccamento di truppe che Aureliano aveva predisposto sulla strada. La loro fuga però non durò a lungo, infatti l'Imperatore questa volta era ben deciso a chiudere la partita una volta per tutte, li inseguì e li raggiunse presso Pavia dove furono definitivamente sterminati.

Conseguenze della vittoria romana

Questo scontro, come lo era stato secoli prima la Battaglia contro Asdrubale, fu decisivo per l'esito della guerra, infatti se i Romani fossero stati sconfitti non avrebbero avuto più truppe disponibili per proseguire la guerra e Roma, così come tutto l'Impero, si sarebbero trovate alla mercé dei barbari. Con questa vittoria invece l'Impero Romano poté godere di altri 100 anni di relativa pace e tranquillità.

 


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