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Inizio
seguendo le istruzioni che, come primo passo, prevedono il montaggio dei
sub-assemblati del treno di rotolamento. Sullo schema viene riportato
che le quantità di questi devono essere di due per il numero 1 e di tre
per il 2.
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Dopo
un'attenta ricerca (purtroppo a vuoto) dei pezzi necessari sulle
stampate, grazie ad una risolutiva scorsa al manuale di Uso e
Manutenzione dell'M113 ho verificato che nel treno di rotolamento dell'
M113, i bracci dotati di ammortizzatore idraulico sono solamente due per
lato: uno immediatamente successivo alla ruota motrice ed uno
immediatamente precedente alla ruota di rinvio, mentre gli altri sono
solamente collegati alle barre di torsione. Riepilogando 3
sub-assemblati del n. 1 e due del 2.
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Risolto
questo piccolo rompicapo ho proseguito con il montaggio ed il fissaggio
delle ruote motrici. Una volta fatto questo ho aerografato la parte
inferiore dello scafo con una mano di Tamiya XF-52 (Flat Earth) come
fondo per l'applicazione di 'fango strutturale. Una volta lasciata
asciugare la vernice sono passato all'applicazione di quest'ultimo, che
altro non è che comune stucco in polvere (reperibile presso ferramenta,
supermarket, ecc.) mescolato con un po' d'acqua e di colla vinilica per
migliorarne l'aderenza.
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Ho poi
fissato i rulli di rotolamento e le ruote di rinvio, che avevo
precedentemente assemblato avendo cura di 'danneggiare' un pochino con
un coltello affilato la parte in 'gomma' dei rulli per conferirgli un
aspetto un po' più vissuto. Sono poi passato al trattamento di quanto
installato, a base di "fango strutturale" facendo attenzione a
non usare il fango sulla parte in gomma dei rulli, sul cerchio esterno
delle ruote di rinvio e la dentatura della ruota motrice, questo perché
il tutto sia il più reale possibile e non mi complichi il lavoro in
seguito.
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Per
consolidare ulteriormente la precedente infangatura ho passato ad
aerografo un'altra mano di Tamiya XF-52. Ho ritenuto opportuno
effettuare questo passaggio in quanto lo stucco, anche se misto alla
colla vinilica, tende comunque a creparsi e sgretolarsi. Non è
necessario calcare troppo la mano con il colore basta solo ricoprire uniformemente
il bianco dello stucco in quanto sono ancora da montare i cingoli ed i
parafanghi posteriori, infine lavorarci un po' su dopo la loro
installazione, sia per rendere la sporcatura coerente che la
colorazione.
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A questo
punto ho montato i cingoli, che sono stampati in plastica. Le istruzioni
sono chiare riguardo al posizionamento dei vari gruppi di maglie
rispetto al treno di rotolamento e consentono un montaggio senza
incontrare difficoltà di sorta. Sono partito dal montaggio delle
singole maglie posizionate attorno alla ruota motrice, fissandole con
del Super Attak applicato con il suo pennello. Avendo deciso di montare
i 'grembiuli' dei cingoli, non ho proceduto al montaggio della parte
superiore dei cingoli perché le maglie sono di buona qualità e mi
potrebbero essere più utili per dei progetti futuri che montate ma
invisibili sul mio modello.
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Ho poi
incollato lo scudo posteriore allo scafo. Sono però rimaste delle
fessure (part. "A" della foto a lato) che ho riempito fissando
con del Tamiya Extra Thin Cement dello sprue 'stirato' (part.
"B"). Una volta asciutto, ho passato vari strati della stessa
colla sullo sprue che ammorbidito è stato poi picchiettato con la lama
di un coltello affilato fino a simulare una saldatura (part.
"C").
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A questo
punto ho iniziato a dedicarmi agli interni. Sotto questo aspetto il
modello è un po' carente in quanto si limita a fornire la sedileria e
le leve direzionali del vano pilota. Inizio a dettagliare il cielo del
vano di carico aggiungendo il piastrone di rinforzo realizzato con del
plasticard di 0.3 mm di spessore opportunamente sagomato e da .5 mm per
i 10 bulloni di fissaggio. Costruiamo poi il leveraggi del meccanismo di
sblocco della rampa posteriore impiegando plasticard a sezione quadrata
da 0.75 mm, filo e tubo di rame (da 0.5 e 1 mm rispettivamente) e del
profilato di ottone a sezione quadrata da 1 mm. Per dimensionare
correttamente il tutto mi sono basato sui resti di un kit Tamiya reso
inutilizzabile da un'incursione dei miei bimbi armati di cianoacrillato,
scollatutto e candela (accesa).
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Sono poi
passato dell'interno dello scafo, dove con del plasticard da 0.4 mm e da
0.75 mm (quest'ultimo a sezione quadrata) ho costruiamo uno scaffale che
dovrà alloggiare gli apparati radio, largo 25, alto 12 e profondo 10
mm. Abbiamo quindi fatto una copia in resina del pannello strumenti
principale, basandoci su quello del solito kit Tamiya. Per il corretto
posizionamento delle parti ho è consultato il Manuale d'Uso e
Manutenzione dell'M113, dal quale ho estrapolato con buona
approssimazione che il cruscotto dovrà essere incollato a circa 3.5 mm
dall'inizio dell'angolatura della corazza frontale e lo scaffale 11 mm
più indietro della fine del cruscotto.
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Per
dettagliare il la parte interna del portello del pilota ho fatto una
copia in resina del pannello ripetitore del cruscotto principale e degli
iposcopi (tagliandoli con un coltello molto affilato) sempre dal povero
kit della Tamiya e li ho posizionati in corrispondenza della parte degli
iposcopi che da verso l'esterno. Nel modello Tamiya il pannello
ripetitore delle spie è attaccato all'iposcopio centrale anteriore, ma
questo non è corretto. Va sistemato in linea con la fine dell'iposcopio
ma leggermente più indietro. Per fare questo abbiamo utilizzato una
strisciolina di plasticard fissata alla parte posteriore dell'iposcopio
stesso. E' meglio fare delle prove a secco sul posizionamento degli
iposcopi segnando con una matita la posizione esatta in dovranno essere
incollati.
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Il cielo del
vano esploratori è stato completato con una copia in resina della
plafoniera tratta dal kit M113A2 Academy, e con 13 maniglie di sostegno
in plasticard e lamina di piombo. La plafoniera è facilmente
riproducibile con del plasticard. La base degli interni è XF-21
"Sky" della Tamiya. Le maniglie sono state colorate prima con
una mano di "Kaki Grey" ed una o di "Matt Varnish"
della Vallejo. Infine sono state oggetto di dry brushing con "Olive
Green" ad olio della Windsor & Newton per simulare lo sporco
derivante dal loro utilizzo. Il dry brushing dei ganci di blocco è
stato fatto con varie tonalità di grigio metallizzato Tamiya.
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Il vano
esploratori è stato dipinto chiaramente con XF-21. Come dettaglio sono
state aggiunte otto cassette di munizioni cal 12.7 (.50) per la Browning
(anche in questo caso copie in resina di quelle dell'M113A2 Academy),
due radio provenienti dal set n.198 "Nato Radio Sets" di
Verlinden e con delle decalcomanie provenienti in parte dalla
"scatola delle meraviglie" (meglio nota anche come quella
degli avanzi...) ed in parte di un foglio decal della AWD prodotto in
tiratura limitata per il Centro Ricerche Storiche (CRS), che recano le
scritte di pericolo rosse in campo bianco in italiano. Le cassette delle
munizioni e le radio sono state dipinte con XF-62 "Olive Drab"
Tamiya e poi invecchiate con un dry brush di giallo di Napoli ad olio
Windsor & Newton.
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I cuscini
delle panche e dei sedili sono stati verniciati con dell' XF-1
"Flat Black" e poi ripassati con un dry brush di grigio ad
olio ottenuto da Bianco e Nero della Windsor & Newton. Per
l'invecchiamento ho iniziato con un lavaggio con nero e poi uno con ocra
ad olio molto diluiti per simulare le immancabili aree di deposito di
olio e grasso e quelle di accumulo di sabbia e terra all'interno del
veicolo. Una volta asciutti i lavaggi ho effettuato diversi dry brush
sul fondo del vano con diverse tonalità di grigio metallizzato acrilico
Tamiya.Un dry con del grigio ad olio è stato applicato qua e là.
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Questo per
simulare le sporcature lasciate dal personale addetto alla manutenzione
durante la rimozione dei pannelli, dagli interventi sul motore, ecc.
oltre che quei depositi di fuliggine che comunque si vengono a
verificare durante l'utilizzo di questi mezzi. Per il lavoro di
dettaglio ho impiegato diverse parti in resina che ho copiato da altri
kit. Lo stimolo di realizzare da solo parti in resina e relativi stampi,
nasce dalla volontà di voler contenere i costi del modello a livelli
gestibili, senza però rinunciare ad un discreto lavoro di dettaglio.
Con un 1/2 chilo di gomma siliconica si fanno stampi in quantità e con
altrettanta resina si fanno montagne di pezzi senza contare che i costi
possono essere ripartiti fra un po' di amici! Le istruzioni a corredo di
questi prodotti permettono a chiunque, con un minimo di pratica, di
ottenere risultati soddisfacenti in breve tempo. Se poi come me, avete
la fortuna di avere un amico esperto che vi guidi, vedrete che risultati
e soddisfazioni saranno quasi immediati. Comunque si può autocostruire
di tutto utilizzando i materiali più disparati.
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Terminato il
lavoro di finitura degli interni ho continuato con l'assemblaggio delle
parti esterne che ancora mancavano all'appello. Purtroppo i
"grembiuli" laterali di protezione dei cingoli forniti con il
kit Revell non sono corretti, per cui è stato necessario fare una copia
di quelli forniti con l'ormai famoso kit della Tamiya. Oltre a questo ho
aggiunto l'iposcopio mancante sul portello del pilota modificandone uno
in resina appartenente ad un set di miglioramento di in M24. E' stato
necessario spostare le antenne sul lato sinistro del mezzo realizzando
delle nuove basi con del plasticard da 0.5 mm.
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Sempre con
dei dischetti di plasticard da 0.5mm ricavati con un "Punch &
Die" ho ricostruito i supporti per le antenne. Queste ultime sono
state ricavate da una corda per chitarra in acciaio armonico rivestito.
Basta srotolare il rivestimento della corda lasciandone un pochino per
simulare l'attacco flessibile dell'antenna al supporto. Una corda per
chitarra scadente (ricordatevi di chiedere le peggiori!) costa meno di
due Euro e ci permette di realizzare una ventina di antenne. Ancora con
il "Punch & Die" ho ricostruito i quattro bulloni che
fissano i tappi delle antenne sul lato destro del mezzo.
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Gli ultimi
lavori di miglioria fatti al modello sono stati l'aggiunta dei sostegni
degli specchi retrovisori, dei pannelli di materiale isolante presenti
sul lato interno dei portelli del pilota e del capocarro e delle
rondelle e dei bulloni di sostegno delle maglie di scorta dei cingoli,
tutti assenti nel kit. I supporti degli specchi sono stati costruiti con
una sezione lunga tre millimetri di tubo in rame da 1mm di diametro,
all'interno del quale è stato inserito un segmento di corda da chitarra
e poi piegato ad angolo retto. I pannelli di materiale isolante sono
stati realizzati sempre con del plasticard da 0.5mm opportunamente
sagomato e verniciato con dell'XF-1 "Flat Black" Tamiya prima
della lor applicazione successiva alla verniciatura dello scafo.
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I bulloni
dei supporti delle maglie di riserva del cingolo sono stati realizzati
con del plasticard da 0.4mm, mentre le rondelle sottostanti le ho
costruite con del metallo proveniente dalla protezione di un floppy disk
da 3 pollici e mezzo sempre utilizzando il "Punch &
Die".Sono passato alla verniciatura iniziando dai grembiuli
laterali che hanno ricevuto una mano di XF-1 "Flat Black"
Tamiya continuando poi con con una mano di XF-62 "Olive Drab"
della stesa marca per lo scafo. Una volta asciutto ho dato una seconda
mano molto diluita di "Olive Drab" misto a XF-57
"Buff" al centro dei pannelli per spezzare un po' la monotonia
della prima mano di colore molto omogenea, seguita da una mano di Future
Floor Polish come base per i lavori successivi.
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A questo
punto sono passato alle ombreggiature effettuate con un misto di Terra
di Siena (30%) e Nero (70%) ad olio della Windsor & Newton i cui
eccessi sono stati rimossi con pennello e straccio prima che il colore
potesse asciugare. Sono poi passato all'applicazione delle decal che
avevo preventivamente ordinato alla AWD - A World of Decals awd@interfree.it
e che sono state appositamente realizzate per questo modello su mio
disegno. Come al solito le decal sono molto valide e non hanno bisogno
di particolari liquidi per l'applicazione. Per chi non la conoscesse,
l'AWD ha realizzato una ventina di serie di decal, per un totale di un
centinaio di soggetti, dedicate ai mezzi in dotazione all'Esercito
Italiano dal secondo dopoguerra ad oggi. Un'altra leggera mano di Future
Floor Polish per far sparire il film delle decal e poi via alla
lumeggiatura con l'applicazione di un misto di "Olive Gray" e
"Giallo di Napoli" della Windsor & Newton a pennello
secco.
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Il dry
brushing sulla parte interna della rampa posteriore è stato rinforzato
successivamente con del "Silver 24" a smalto della Molak. La
mitragliatrice Browning calibro 12.7mm è stata prima verniciata ad
aerografo con una mano di XF-1 "Flat Black" della Tamiya e poi
ripassata con diverse tonalità di grigio metallizzato sempre acrilico e
sempre della stessa casa giapponese con la tecnica del pennello secco. I
cingoli sono stati lasciati del colore di base che avevamo dato alla
parte inferiore dello scafo e successivamente ritoccati con del
"Silver 24" a smalto della Molak anche questo applicato a dry
brush. Stesa sorte hanno seguito le maglie di riserva dei cingoli ed il
cavo di traino (in questo caso solo per il successivo dry brush). I fari
anteriori sono stati verniciati in "Silver 24" della Molak a
smalto applicato a pennello per quanto riguarda la coppia esterna.
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La coppia interna di fari è
stata dipinta con una miscela di XF-1 "Flat Black" ed X-7
"Red" entrambi Tamiya ed applicati a pennello. La tonalità di
colore che si deve ottenere è un rosso molto scuro. Il tubo di scarico
è stato verniciato a pennello con dello smalto color ruggine della
Testors rifinito poi con dell'XF-62 "Olive Drab" e
successivamente con dell'XF-1 "Black" della Tamiya a dry
brush. L'ultima rifinitura è consistita in una abbondante applicazione
di polvere color Terra di Siena acquistata in un negozio di belle arti
applicata con un pennello molto morbido e poi sfumata. Le ore necessarie
alla realizzazione di questo M113A1 sono state in totale una ventina la
maggior parte delle quali trascorse ad autocostruire specialmente gli
allestimenti interni visto che quelli forniti sono assai spartani. Anche
se montato da scatola è sicuramente un soggetto che può dare
soddisfazioni tenendo però presente che non può essere caratterizzato
come mezzo italiano.
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| Foto modello e testo: Fabio
d'Inzeo |