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L'Esercito Romano al tempo di Aureliano
Le Legioni romane che parteciparono alla "Battaglia di Fano" non
erano più quelle che quasi mezzo millennio prima avevano affrontato su quello
stesso terreno le milizie cartaginesi, liguri, spagnole e galliche guidate da
Asdrubale. La legione era sì ancora una formidabile fanteria le cui armi
individuali erano sempre la lancia (non più però il corto giavellotto) e la
spada (che si era fatta più lunga, mantenendo il taglio su entrambi i lati), ma
accanto ad essa aveva fatto la sua comparsa un reparto di circa 800 cavalieri (i
Promoti cioè quelli che stanno davanti a tutti) ed inoltre, in maniera del
tutto indipendente l'esercito era ora affiancato da un corpo di cavalleria
(acquartierato a Milano) i cui reparti di "equites" (cavalieri)
comprendevano le più prestigiose truppe a cavallo (mauri, dalmati, ecc…) di
cui disponeva allora l'Impero dopo l'intelligente riforma voluta poco tempo
prima dall'Imperatore Gallieno. Lo stesso Imperatore Aureliano aveva rivestito
la carica di comandante della cavalleria, la cui importanza era enormemente
cresciuta rispetto al passato dovendosi i Romani scontrare con popoli le cui
milizie erano costituite soprattutto da abili cavalieri. Altra caratteristica
delle legioni di quel periodo era la consistente presenza di truppe ausiliarie
orientali, africane e germaniche, dotate di un armamento particolare
specialmente per i numerosi arcieri presenti tra di loro. Se infatti fra i
legionari non mancavano gli italiani, c'è da osservare che il nerbo delle
truppe era per lo più costituito da provinciali, spagnoli, galli, illirici,
africani, greci, ecc… provenienti da tutte le parti dell'impero, tra cui non
mancavano neppure i barbari della stessa stirpe dei Marcomanni. Oltre a tutte
queste truppe la legione disponeva anche di numerose "artiglierie",
tra cui catapulte dal tiro a parabola in grado di lanciare pietre anche di 100
kg passando sopra la testa delle proprie truppe e leggere artiglierie come le
baliste, in grado di lanciare sfere di piombo e grosse frecce fino ad una
distanza di 350 m.; tali armi, al contrario di quello che si può pensare, non
erano usate solo negli assedi, ma se ne faceva largo uso anche durante le
battaglie campali come sostegno alla fanteria. Fin dai tempi di Cesare infatti
ogni legione disponeva di un'apposita "cohortes fabrum" adibita alla
costruzione ed al maneggio di tali macchine da guerra, una sorta di artiglieri
ante litteram.
Tavole uniformologiche
Anche questa volta concluderemo con alcune informazioni su dove trovare i
soldatini per poter comporre i due eserciti e con le tavole uniformologiche ad
essi relative. Per quanto riguarda gli eserciti, se volete andare sull'economico
e non disdegnate i "cari vecchi soldatini in plastica" 1:72, nel
catalogo della ESCI troverete sia i legionari romani imperiali (si riconoscono
per la lorica) che la fanteria barbara entrambi di buona fattura, mentre per
entrambe le cavallerie e le truppe leggere romane, dovrete rivolgervi alla ditta
HAT (come cavalleria germanica va benissimo la cavalleria celtica della HAT).
Per quanto riguarda invece i 15 mm in piombo vi segnalo la ditta francese A.T.
che produce ottimi soldatini sia in 15 che 25 mm, che oltretutto sono anche
abbastanza economici (£. 650 ogni fante e £. 1.300 ogni cavaliere); Li
distribuisce la ditta "Camelot" di Milano, per informazioni e per il
catalogo scrivete a Giacomo Fedele: e-mail amongrad@tiscalinet.it



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